Doctor Strange: trucco o magia?

Doctor Strange: trucco o magia?

Questa la domanda che sorge spontanea dopo la visione di “Doctor Strange”, quattordicesima pellicola del Marvel Cinematic Universe. La casa di Kevin Feige ha sfornato una nuova grande magia o un altro facile trucco?

Direi che la risposta sta nel mezzo. Infatti la prima cosa che ho notato, analizzando questa nuova pellicola Marvel, è il suo essere così tremendamente contraddittoria: da un lato si pone come un film innovativo, ponendo nuovi limiti all’universo conosciuto, creando personaggi e situazioni piuttosto singolari e mettendo in scena il campo mistico, dall’altro si rimane ancorati ai saldi binari di una storia sulle origini, rischiando pochissimo e giocando sicuro su un piatto che di solito, se ben condito, appaga la fame del grande pubblico.

Potrei definirlo un film che crea “innovazione tradizionale”, con tanto potenziale imbrigliato in una storia troppo, troppo semplice.

La Marvel ci ha abituato ormai ad un suo classicismo costante (specie quando si parla di origini), con una serie di pellicole che, più o meno, rientrano in quegli standard qualitativi che permettono il successo assicurato. A volte però hanno avuto il coraggio di “osare”, andando ad esplorare in maniera più spregiudicata campi come lo spionaggio (“Captain America: Winter Soldier”) o la fantascienza (“I Guardiani della Galassia”) con risultati ben sopra la classica media. Risultati positivi ma rischiosi, non certo all’ordine del giorno per una casa come la Marvel-Disney.

Credevo che, dopo tanti bellissimi trailer che facevano ben sperare, questa pellicola avesse le carte in regola per rendersi a sua volta spregiudicata, uscendo dai canoni.

Lo ha fatto, ma solo dal punto di vista visivo.

“Doctor Strange” rimane un’ affascinante e molto ben costruita storia sulle origini di un supereroe (a volte anche troppo ricalcata sul primo Iron-Man), che per quanto di buona qualità generale non riesce ad elevarsi come dovrebbe rispetto agli altri titoli Marvel, strozzata forse troppo dallo schematismo e pragmatismo della Casa delle Idee. Oltre alla sceneggiatura, che presenta comunque dialoghi brillanti, diverse chicche per gli appassionati, un umorismo pungente ma mai troppo invadente e una risoluzione finale abbastanza originale (ma che forse non piacerà a tutti), ho riscontrato due cose che proprio non mi sono andate giù: la musica piuttosto anonima di Gioacchino (che non azzecca niente di decente dai tempi di “Super 8”) e il cattivo di Mikkelsen, usato poco e più che altro in scene d’azione (quanto si poteva fare di più con un attore di questo calibro?).

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Parlando invece di lati positivi, ho apprezzato tantissimo tutte le interpretazioni dei protagonisti: partendo dal simpatico Wong, passando dall’affascinante e ambiguo Antico della sempre brava Swinton (che quando arriva sullo schermo ruba la scena a tutti), al convincente Mordo di Ejiofor (che mi ha ricordato più volte la figura di Sinistro in Lanterna Verde) fino ad arrivare all’ottimo Strange del sempre bravo Cumberbatch, scelta perfetta per questo ruolo sia come recitazione che come somiglianza alla controparte cartacea. L’attore è riuscito a creare un’ottimo stile gestuale per il personaggio, riuscendo a risultare un supereroe umano e credibile dalle potenzialità illimitate per il futuro. Ovviamente cazzeggia, come tutti gli eroi Marvel, ma quello è prendere o lasciare.

Le due ore di durata scorrono via che è un piacere, merito di un buon montaggio che scandisce perfettamente i tempi e anche grazie a diversi momenti di bellissima azione permette di non far mai approdare la noia sullo schermo.

Ma è dal punto di vista visivo che il film di Derrickson (che diciamolo, non è certo famoso per chissà quale talento registico) si esalta, creando multiuniversi sempre nuovi, trovando eccellenti soluzioni visive e trasportando lo spettatore in un caleidoscopio di colori e forme che trovano la sua maggiore evoluzione nelle splendide battaglie cittadine, a tutti gli effetti una versione potenziata di quanto visto nell’Inception di Nolan. Per una volta il 3D non è superfluo ma anzi, dona a tutte queste scene una marcia in più, garantendo anche una profondità di campo veramente ben studiata nelle varie coreografie, tutte ispiratissime grazie all’affascinante uso di elementi magici. Splendidi inoltre tutti i costumi, con una menzione particolare a quello del dottore, pieno zeppo di particolari e con una cappa della levitazione visivamente fantastica (tanti auguri ai futuri cosplayer).

Alla fin fine “Doctor Strange” si rivela un film di fascia medio-alta nell’Universo Marvel, lontano dai riusciti sperimentalismi passati ma decisamente in grado di intrattenere lo spettatore con gran classe sperando che in futuro, archiviato la storia delle origini, si possa dare a questo personaggio e al suo ottimo contesto una coraggiosa sceneggiatura che sfrutti meglio le indubbie potenzialità, trasformando il bel trucco in una grande magia.

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Paul Cameron

Classe 1980. Grafico, cosplayer, collezionista. Una passione infinita per il cinema che mi ha visto impegnato sia come sceneggiatore, regista, attore e infine come recensore. Non cerco il consenso, solo la tua visione al mio punto di vista! Il mio sito personale: http://leopinionidelcameron.jimdo.com

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