Va in scena il nuovo Punitore!

Si alza il sipario sulla nuova serie Marvel/Netflix: “The Punisher“.

Partiamo dal fatto che questo personaggio ha avuto una vita sullo schermo decisamente lunga e travagliata (vedi questo articolo sui 3 film che precedono la serie TV) e che, da quando abbiamo visto la sua ultima ottima incarnazione nella seconda stagione di Daredevil, tutti stiamo aspettando al varco questa serie per la possibile conferma definitiva.

Vi ricordate quando parlavamo dell’asticella piazzata da Daredevil, quell’ostacolo immaginario che se da una parte aveva settato nuovi standard per le serie supereroistiche dall’altro rappresentava uno scoglio durissimo con cui confrontarsi? Ecco, finalmente abbiamo qualcuno che non solo rivaleggia con quella qualità ma a volte la supera, creando a sua volta un nuovo prodotto con cui specchiarsi nel futuro.

Il Punisher di Steve Lightfoot (un inglese che si è fatto le ossa in quel capolavoro di serie che era “Hannibal“, dove ha lavorando a stretto contatto con un’altro Grande come Bryan Fuller) non solo mantiene quanto promette ma stupisce perchè non si piega alle regole dello show-business, mantiene una sua particolare “integrità morale” e si distacca per contenuti dalle altre serie gemelle, pur rimanendo legata a quell’universo narrativo. L’autore si prende tutto il tempo per mettere i pezzi sulla scacchiera, gioca con calma nelle prime puntate e approfondisce in maniera mirata le sottotrame che andranno ad esplodere di lì a poco, creando un perfetto intreccio.

Si lavora sul personaggio di Castle in maniera realistica, dura, spietata, con un senso di speranza che quasi non aleggia mai, spinti in un crudo vortice di disperazione che ci viene sottolineato continuamente dai frequenti flashback del protagonista che, riproposti intelligentemente fino alla nausea, ci trascinano con lui in quell’ossessione visiva e sonora che lo spinge ad andare avanti, a non mollare, a essere sia vittima che carnefice del suo destino. Aver modificato le origini della tragedia familiare mi aveva fatto storcere un po’ il naso all’inizio, fino a che non ho capito che non solo la vicenda non perdeva niente ma anzi, il senso di colpa di Frank veniva amplificato e rappresentava un nuovo flusso narrativo da sfruttare per raccontare ancora meglio la psicologia del personaggio. A parte l’ottima scrittura, “The Punisher” giganteggia su tutti grazie al suo cuore, alla sua anima, a quell’attore che si dimostra ancora una volta (lo aveva già fatto in “The Walking Dead” e in “Daredevil”) una spanna sopra a tutti: Jon Bernthal. Se qualcuno avesse ancora remore sullo straordinario talento di quest’uomo si faccia vedere da uno bravo perchè il suo lavoro rappresenta una dedizione e un’intensità che poche volte si vedono. Frank Castle ha il suo volto perfetto da uomo che ne ha prese tantissime, vive delle sue espressioni assenti, dei suoi silenzi, della sua ossessiva gestualità, della sua furia cieca, della sua disperazione. Jon ne dipinge un ritratto impietoso, senza filtri, che tratteggia un uomo che sbaglia perlomeno quanto agisce bene, profondamente segnato dal suo passato ma saldamente ancorato alle sue convinzioni, che non per questo dimentica il suo lato umano che esce fuori quando meno te lo aspetti, come rare boccate d’aria durante un annegamento infinito. Castle diventa quindi un personaggio che può massacrare 10 uomini in una stanza nella maniera più cruenta possibile (e questa serie non ci risparmia niente, ha le palle per mostrarci tutto senza escamotage) per poi rimanere con la voce rotta dai singhiozzi di fronte alla dolcezza di un bambino e rimanere coerente al suo modo di essere. E’ un assassino, certo, è moralmente molto discutibile, ma al tempo stesso ha un suo codice e un suo stile di vita che segue con tutta la determinazione possibile (strascico che si porta dietro dalla sua precedente vita militare, e anche qui si apre un mondo di traumi in cui si dipana una bellissima sottotrama sociale dedicata ai reduci, a chi è riuscito ad andare avanti e a chi è rimasto ancorato alla guerra, niente di nuovo ma molto ben realizzata).

Fantastico contraltare di tutto questo è il Micro/David Lieberman di Ebon Moss-Bachrach, l’uomo dei computer, la spia da ufficio che si trova suo malgrado a dover vivere in un mondo simile a quello di Frank, ma senza mai riuscire ad integrarsi veramente perché ancora legato alla sua famiglia, che invece rappresenta solo un sogno/incubo per il nostro protagonista. Era molto difficile trovare qualcuno che potesse restare accanto a Frank senza risultare troppo forzato ma il loro connubio funziona benissimo, riuscendo anche talvolta a stemperare qualche scena con della sana ironia involontaria (e regalando allo spettatore qualche sorriso in mezzo al clima di pesante pessimismo che accompagna tutta la serie). Un po’ meno convincente il suo legame con Karen Page, con cui si era già avvicinato nella seconda stagione di Daredevil, personaggio scelto al posto della solita Rosario Dawson (impegnata in altri set) per accomunare la stagione alle altre Marvel/Netfilx. Nonostante la Ann Wall reciti meglio del solito (forse è l’aura di Bernthal  a stimolare i colleghi, anche Ben Barnes sembra avere una marcia in più del solito) mi sembra che Karen resti sempre un po’ artificiosa nei comportamenti, come se non riuscisse a trasmettere appieno delle emozioni senza risultare troppo meccanica ma tuttavia considero la sua scelta piuttosto coerente in quanto precedentemente era l’unica non dico ad appoggiare ma almeno a cercare di capire le azioni di Frank, che si era in qualche modo affezionato a lei. Resta comunque una pecca di poco conto in mezzo ad un comparto attoriale veramente notevole, dove tutti i personaggi funzionano risultando interessanti e ben costruiti (menzione d’onore per Daniel Webber/ Lewis Wilson che già in “11.22.63” aveva dato prova della sua notevole intensità in personaggi complessi).

Passando al comparto video non possiamo che essere ugualmente soddisfatti: una troupe eccellente mette in scena un prodotto che non ha niente da invidiare alle controparti cinematografiche, con dei set perlopiù molto semplici ma illuminati in maniera splendida e una regia che si lascia andare, specie nelle puntate finali, a dei bei virtuosismi sia con la macchina da presa che con il comparto sonoro. La violenza è sempre presente in maniera massiccia, ogni colpo è pesantissimo, ogni proiettile echeggia sullo schermo, il sangue scorre a fiumi e a parte un fattore di guarigione di Frank che ha del disumano (penso che si è portati a velocizzare certe cose per questioni puramente narrative) le azioni sono rappresentate con un cattivissimo realismo, specie nelle coreografie di combattimento. Queste ultime, veramente curate sotto ogni aspetto, contribuiscono ad elevare la caratura già ottima della serie, aumentando il coinvolgimento dello spettatore che non può che esaltarsi e godere a denti stretti dell’efferatezza di alcune scene, piuttosto impressionanti.

Se infine diciamo che anche la sigla è forse la migliore del pacchetto, esageriamo?

Un’ultima cosa da dire su questa serie, forse è quella che mi è piaciuta più di tutte: nonostante la figura del protagonista sia sviscerata in ogni sua parte rendendoci partecipe dei suoi traumi, dei pesanti dubbi (anche sul suo diritto di vivere) e della sua lotta personale, mai una volta si tenta di far empatizzare lo spettatore con un personaggio che, alla fine, ci viene mostrato per quello che è. Un uomo profondamente traumatizzato, un assassino che ha perso per strada la sua umanità e che lotta ogni giorno per non diventare peggiore delle persone con cui combatte.

Frank non è un eroe, non è dalla parte del giusto, non gli interessa esserlo.

Frank Castle non è qui per far giustizia, è qui per ammazzare i colpevoli. Per punirli.

E’ la prima volta che non ho una guerra da combattere e adesso, se devo essere sincero, ho paura

Cala il sipario. Applausi.

Condividi:

Paul Cameron

Classe 1980.
Grafico, cosplayer, collezionista.
Una passione infinita per il cinema che mi ha visto impegnato sia come sceneggiatore, regista, attore e infine come recensore.
Non cerco il consenso, solo la tua visione al mio punto di vista!
Il mio sito personale: http://leopinionidelcameron.jimdo.com