Stan Lee, l’uomo dietro l’artista

“Per tutta la mia vita adulta non sono mai andato dal barbiere: è mia moglie Joanie che mi taglia da sempre i capelli”

Di tutte le storie apparse in rete, appena è scattata la sarabanda mediatica innescata dalla dipartita di Stan Lee (all’anagrafe Stanley Martin Lieber, figli di immigrati ebrei di origine romena), è questa quella che ha attirato di più la mia attenzione.

Poco più di una curiosità, certo, ma una frase che identifica meglio di tante altre “l’uomo dietro l’artista“, una persona semplice ricordata per le sue straordinarie opere ma che nasconde una storia ben più complessa, iniziata in maniera molto difficile nella New York degli anni ’20, dove la Grande Depressione lo fece crescere in estrema povertà per poi portarlo, giovanissimo, come sceneggiatore alla Timely Comics (la futura Marvel Comics).

Una carriera che ha visto subito una pausa terribile a causa della Seconda Guerra Mondiale, che lo portò a combattere con l’esercito statunitense.

Un giovane che se non fosse tornato a lavorare nei fumetti dopo la guerra sarebbe diventato un attore o un copywriter pubblicitario (una delle sue frasi preferite era “Grazie al cielo non si può comprare la felicità, non potremmo sopportare gli annunci pubblicitari”) e che si è sempre sentito debitore nei confronti di una madre che lo incoraggiava, fin dalla tenera età, a leggere molti libri.

“Mia madre mi incoraggiava sempre a leggere. Probabilmente devo tutta la mia autostima al fatto che, ai suoi occhi, qualsiasi cosa facessi risultava brillante”

La sua carriera sarebbe poi diventata leggenda.

Stan Lee che crea i Fantastici Quattro, Hulk, Thor, Iron Man, gli X-men e tanti altri. Quello che tutti conosciamo e amiamo.

Ma è anche lo Stan Lee che, a causa di un appuntamento al buio, incontra per errore Joanie Clayton.

“Quando ero giovane disegnavo sempre una ragazza, un corpo, un viso, i capelli. Era il mio ideale. Mi è bastato un solo sguardo per capire che Joan era la ragazza che avevo disegnato per tutta la mia vita”.

Un colpo di fulmine, sei settimane dopo il loro matrimonio e una vita lunga 69 anni passati insieme.

Un’esistenza dura, fatta di alti e bassi. Da una parte c’è il difficile carattere dell’ambizioso Stan, sempre restio a riconoscere i crediti di chi lo ha affiancato nei vari anni di carriera, anche in maniera piuttosto importante. Dall’altra i problemi personali, quelli meno famosi.

Dal matrimonio con Joan nascono due figlie: Joan Celia e Jan, che morì prematuramente a tre giorni dalla nascita. Una triste storia poco nota ma che non scoraggiò la passione che Stan metteva sempre nel suo lavoro. Una passione che spesso rasentava l’ossessione e che lo teneva ancorato alle sue fantasie, tralasciando la realtà familiare; una volta raccontò che Joan, durante un intenso litigio, scagliò con forza sul pavimento la sua macchina da scrivere, distruggendola. Ma i problemi da affrontare erano anche in ufficio, dove la sua scarsa memoria lo affliggeva ogni giorno, arrivando a creargli diversi problemi con i tanti personaggi che gestiva (proprio per questo molti di loro hanno nome e cognome che cominciano con la stessa lettera, espediente che gli permetteva di ricordarli meglio).

Una vita che ha spaziato al di fuori della carta stampata.

Stan Lee è stato l’unico fumettista premiato dalla American National Medal of the Arts, un prestigioso riconoscimento consegnato dal Presidente in persona.

Stan Lee ha creato la “Stan Lee Foundation”, una fondazione benefica il cui scopo è promuovere l’alfabetizzazione, l’istruzione e le materie umanistiche.

Stan Lee diviene sinonimo di soldi, fama, successo planetario e di pubblico che raggiunge l’apice in vecchiaia, quando i fortunati personaggi Marvel arrivano al cinema, usandolo per molteplici camei che gli regalano una visibilità pubblica straordinaria.

Tutti sul pianeta conoscono il viso di Stan Lee, che diventa sinonimo di simpatia, l’uomo dalla battuta sempre pronta, icona del fumetto nel mondo.

Eppure lui, nonostante tutto questo, da quarant’anni vive in una modesta casa a due piani con la moglie, circondato da ville extra-lusso di cantanti a attori. L’anno scorso perde l’amata Joan per un ictus. La compagna di una vita, la complice personale nascosta dei suoi successi.

Come nelle più famose storie malinconiche, nell’ultimo anno, ormai solo, la sua storia si tinge di tristezza fra problemi di salute e vergognose vicende finanziarie.

Ma Stan è sempre lì, a regalare un sorriso ad ogni occasione, fino a che si spegne, all’età di 95 anni, mettendo la parola fine alla sua storia più bella, quella della sua vita.

Ci lascia con le sue creazioni ma soprattutto con il suo spirito.

Celebriamo l’uomo e non solo l’artista.

In questi giorni ho visto moltissime immagini che lo ritraggono insieme ai suoi amati supereroi.

Preferisco immaginarlo seduto da qualche parte, sorridente perché la sua amata Joanie potrà di nuovo tagliargli i capelli.

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Paul Cameron

Classe 1980. Grafico, cosplayer, collezionista. Una passione infinita per il cinema che mi ha visto impegnato sia come sceneggiatore, regista, attore e infine come recensore. Non cerco il consenso, solo la tua visione al mio punto di vista! Il mio sito personale: http://leopinionidelcameron.jimdo.com