Shang-Chi, scelta di cuore ma soprattutto di cervello

E’ notizia degli ultimi giorni che il Marvel Cinematic Universe voglia sviluppare, nella sua “Fase 4“, un film sul mondo del kung-fu, e nello specifico facendo riferimento al personaggio di Shang-Chi, eroe di secondo piano dell’Universo Marvel Comics che, secondo loro, merita di essere conosciuto e apprezzato non solo dai lettori di fumetti.

Ma chi è Shang-Chi?

Ideato da Steve Englehart e Jim Starling nel 1973, ispirato al David Carradine della serie “Kung Fu” (la Marvel aveva, senza successo, provato ad acquistare i diritti della serie per creare una trasposizione a fumetti), Shang-Chi (il cui volto rimanda al simbolo di quel tempo: Bruce Lee) è un esperto di arti marziali, figlio del cattivissimo Zheng-Zu (alias Fu Manchu) di cui diventerà nemico, dopo averlo creduto un perseguitato. Particolarmente abile nel Wushu, arriverà a legarsi agli Avengers ottenendo il potere di creare innumerevoli duplicati di sé stesso.

Sembra che i Marvel Studios abbiano già incaricato lo sceneggiatore cino-americano Dave Callaham (già autore di “The Expendables” insieme a Stallone e del prossimo “Wonder Woman 1984”) di realizzare un primo trattamento della storia, cercando di liberarsi degli stereotipi delle vecchie trame e trovando una freschezza visiva che caratterizzi la nuova opera cinematografica.

Ma perché una scelta così particolare? Davvero c’è solo il desiderio di rendere merito ad eroi non conosciuti?

Ad un primo pensiero può forse sembrare che la Marvel stavolta abbia fatto una scelta fin troppo azzardata, affidandosi ad un personaggio che la maggior parte dei fan cinematografici Marvel non conoscono neanche per sbaglio. Prendiamo atto che buona parte di loro non ha mai aperto neanche un fumetto ispiratore delle varie storie dei film e chi lo ha fatto di recente conosce a malapena le saghe e i personaggi moderni.

Ragionandoci un po’ invece, la scelta sembra ben mirata… e molto furba.

La ricerca di un cast e di un regista orientale fa pensare che la Marvel voglia ritentare la formula del successo di “Black Panther“, sostituendo la comunità nera con quella dagli occhi a mandorla. Ricordiamo infatti che il buon film di Ryan Coogler ottenne un enorme successo e fu usato come “bandiera” per il pubblico di colore, arrivando ad incassare l’insperata cifra di quasi 1,4 miliardi di dollari a livello di incassi mondiali.

La scelta di creare un altro film etnico, appoggiandosi per esempio al mercato cinese (ricchissimo), potrebbe essere l’ennesimo grande colpo per la Casa delle Idee, facendo diventare Shang-Chi un portabandiera della razza asiatica nel cinema supereroistico. Per rendersi conto dell’importanza dell’impresa a livello economico, basti pensare che già da qualche anno diverse grosse produzioni investono diverso denaro nell’introduzione di una o più star orientali nei loro copioni (spesso inseriti anche a forza nella narrazione) per rendere il film più vendibile nei mercati dell’est.

Sicuramente tutto questo non è passato inosservato agli studi Marvel; vedremo se questo nuovo investimento sarà un’altro successo, sperando che queste furbe ricerche di pubblico camuffate da altro non diventino l’ennesima moda malata moderna e che soprattutto non vadano a inficiare la qualità finale del film.

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Paul Cameron

Classe 1980. Grafico, cosplayer, collezionista. Una passione infinita per il cinema che mi ha visto impegnato sia come sceneggiatore, regista, attore e infine come recensore. Non cerco il consenso, solo la tua visione al mio punto di vista! Il mio sito personale: http://leopinionidelcameron.jimdo.com