Captain Marvel – bene ma non benissimo

Interessante il fatto che il primo film con protagonista femminile in casa Marvel sia stato parzialmente tradito proprio da una donna.

Non sto parlando di Brie Larson, che tante perplessità aveva suscitato al momento della sua scelta, ma di Anna Boden (co-regista insieme al compagno Ryan Fleck).

Ma andiamo con ordine…

Ho menzionato la protagonista e mi sembra giusto fugare subito ogni dubbio: Brie è una perfetta Carol Danvers. La sua Captain Marvel è ben scritta e nonostante forse non sia fatta per questo genere di produzioni, la sua performance è convincente e sfaccettata. Carol rende bene sia sul lato supereroico, potentissimo, che in quello più umano, sicuro e sarcastico ma capace di sfumature di debolezza, senza dimenticarsi di essere grintosa e determinata. La sua figura di donna è decisa ma non ostentata. Visivamente, grazie anche ai bellissimi effetti speciali di Lola VFX (che si sono occupati anche del ringiovanimento di Fury e Coulson, molto ben fatti) l’eroina funziona alla grande e il costume rende bene sia nei momenti di pausa che in quelli di lotta.

I problemi del film nascono da altri fattori.

Partendo dalla base, si può notare come la storia ha subito la scrittura di molteplici sceneggiatori, cosa che ha portato il film ad avere troppi cambiamenti di tono. Si passa dalla fantascienza, all’action, alla commedia così come la pellicola ha continui accelerazioni e frenate di ritmo. La prima mezz’ora è davvero un casino, frenetica e convulsa, si fa fatica a capire cosa sta succedendo; il ritmo poi rallenta e la situazione migliora, dando la possibilità di mettere meglio a fuoco il tutto, ma il senso di confusione generale permane.

Arriviamo quindi al punto che avevo accennato all’inizio: Anna Boden e Ryan Fleck si sono dimostrati una scelta infelice, in un film in cui la loro “mano” registica non si avverte mai.  Intendiamoci, “Captain Marvel” non è un brutto film e sicuramente piacerà al grosso del pubblico, ma dal punto di vista qualitativo sicuramente non è uno dei migliori lavori dell’MCU.

Insomma, se quando esci di sala le cose che ti rimangono più in mente sono un gatto e Fury che fa battute, ti accorgi che qualcosa è andato storto.

Il film è perlopiù didascalico, schematico e a tratti davvero superficiale, con tutto quello che genericamente ci aspettiamo da una pellicola di origini (a volte con particolari anche troppo ostentati, vedi alcuni abiti e la scelta di diverse musiche, tanto per giustificare gli anni ’90) ed è stato usato in buona parte per chiudere tutte le questioni in sospeso di continuity (veramente eccelsa a questo punto, congratulazioni a Feige) prima di Endgame. Ne paghiamo lo scotto con 2 ore di azione a tratti molto confusionaria (attribuibili, come ho scritto prima, a due registi che hanno poco a che fare con questo genere ma anche responsabilità di un montaggio troppo veloce); Samuel L.Jackson che, lasciato a briglia sciolta, tende a esagerare facendo diventare il suo Fury molto macchiettistico; Jude Law e Annette Bening usati poco e male; la lotta Skrull-Kree trattata nella maniera più facilotta fra le mille possibili e una storia che non prende come dovrebbe perché non c’è mai un vero e proprio senso di pericolo, nonostante qualche raro momento epico riuscito (tipo il montaggio sul “cadere e rialzarsi” della vita della Danvers, veramente ispirato e ispirante). Le parti più interessanti restano così quelle più interiori, dove la ricerca di identità di Carol rimane in primo piano e si stacca nettamente da un action piuttosto anonimo. Resta poi la questione del gatto Goose che se da un lato risulta simpatica (e furba), dall’altra è fastidioso che diventi un vero e proprio deus ex machina della storia, che fra l’altro non ne aveva assolutamente bisogno visto il senso di minaccia praticamente nullo.

“Captain Marvel” si rivela dunque un discreto ma simpatico film giocato sulla semplicità, diretto senza un minimo di personalità, con una protagonista azzeccata e una direzione della continuity perfetta. Visto le potenzialità del personaggio (nel bene e nel male) sono adesso molto curioso di vedere cosa combineranno invece in “Avengers: Endgame” due registi talentuosi come i fratelli Russo.

P.S. Una piccola parentesi finale doverosa per la dedica iniziale a Stan Lee, veramente sentita e il suo cameo all’interno del film, uno dei migliori, solo per intenditori e conoscitori del cinema di Kevin Smith.

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Paul Cameron

Classe 1980. Grafico, cosplayer, collezionista. Una passione infinita per il cinema che mi ha visto impegnato sia come sceneggiatore, regista, attore e infine come recensore. Non cerco il consenso, solo la tua visione al mio punto di vista! Il mio sito personale: http://leopinionidelcameron.jimdo.com