The Punisher – Stagione 2

INCOSTANTE.

Dovessi trovare una parola per racchiudere questa seconda stagione di “The Punisher”, sarebbe sicuramente questa.

Questa seconda stagione è una vera montagna russa, un continuo saliscendi qualitativo portato sullo schermo con risultati che spaziano largamente fra il bene e il male, sballottando lo spettatore in un contesto sicuramente emozionante ma a tratti frustrante.

Analizzando meglio alcuni fattori specifici riuscirò forse a spiegarmi meglio.

Prima di tutto l’immenso Jon Bernthal che svetta su tutti gli altri recitando con passione, con il corpo, con l’anima. Il suo Frank è sempre un antieroe disperato e disperante, una macchina per uccidere che non trova pace e che martirizza il suo corpo in un’espiazione senza fine. Jon è sempre sul pezzo ma viene vessato da una sceneggiatura non sempre all’altezza che, a differenza della prima stagione, cerca in alcuni momenti di farci empatizzare con Frank (sbagliatissimo), cercando una malriuscita sottotrama pseudo paterna costruita troppo di furia e di cui non sentivamo la mancanza che, soprattutto nella parte centrale, ha fatto ristagnare un po’ troppo il personaggio, calato in un limbo morale. Senza contare che ce lo presenti forte, smaliziato, adatto ad ogni situazione… e poi me lo fai cascare come un pollo nel piano-trappola meno ispirato della storia dei piani poco ispirati: INCOSTANTE.

Restando in tema di attori abbiamo un’altra ottima interpretazione vale a dire quella di Ben Barnes con il suo Billy Russo, sicuramente una performance più convincente della scorsa stagione, un personaggio che aveva bisogno di una bella svolta narrativa per renderlo nuovamente interessante ma ancora una volta la bella performance dell’attore e un’accattivante scelta di percorso viene vessata da un make-up ridicolo (in alcune sequenze Frank sembrava molto più Mosaico di Mosaico, senza contare che la violenza è sempre molto presente ed esplicita, per cui boh) e da un epilogo che non valorizzano affatto tutto il percorso precedente: INCOSTANTE.

Se poi parliamo dei villain era davvero stuzzicante l’idea di avere due binari differenti (Billy e Jon), fra l’altro con degli inizi molto interessanti (la terapia per Billy, l’assalto stile “Distretto 13” per Jon) e un background ben studiato alle spalle ma anche qui poi le storie si sviluppano quasi in totale parallelismo, con davvero pochi punti di incontro. Questa cosa non solo non valorizza l’opera nella sua totalità, ma sballa continuamente l’attenzione dello spettatore, creando una confusione quasi fastidiosa: INCOSTANTE.

C’è poi il fatto dei personaggi secondari, alcuni nuovi come la dottoressa Krista Dumont (una insopportabilmente fantastica Floriana Lima) e Amy Bandix (una discreta Giorgia Whigham con cui non empatizzi praticamente mai), altri ritrovati come l’agente Madani (Amber Rose Revah in un’altra prova non particolarmente esaltante alle prese con una parte scritta in maniera piuttosto incoerente) e il buon Curtis (Jason R. Moore, sempre convincente), altri davvero inseriti a forza come Karen Page (la solita limitatissima Deborah Ann Woll) mentre non viene neanche menzionato il David Lieberman della prima stagione, assurdo: INCOSTANTE.

Anche dal lato tecnico ci muoviamo in maniera altalenante. Niente da dire su regia (ma niente di esaltante stavolta) e fotografia (sempre d’effetto) ma sul lato sonoro casca l’asino. A fronte di un ottimo comparto di effetti (le sparatorie sono rumorosissime e le scazzottate sono davvero “pesanti”) si ha una scelta di musiche azzeccata, potente quando presente, ma molto rarefatta all’interno della serie, quasi impalpabile per interi episodi: INCOSTANTE.

Vogliamo parlare della sospensione dell’incredulità? Tralasciamo il fattore di guarigione accelerato che Frank ha rubato a Wolverine, si può sopportare come si è sopportato nella prima stagione. La questione è un’altra… mi vendi la serie come molto ancorata alla realtà, niente costumi di nessun tipo, niente supereroi sopra le righe, molta violenza cruda, forze dell’ordine sempre presenti, colpi che fanno male sul serio… e poi mi fai vedere per tutta la stagione Billy e Frank, entrambi dai volti conosciutissimi a chiunque, che scorrazzano tranquillamente per New York senza che nessuno faccia caso a loro. Ci prendete per il culo? INCOSTANTE.

Intendiamoci, alla fine la stagione si lascia guardare e nonostante il senso di “allungare il brodo” (perchè di nuovo 13 episodi e non 10, come era già stato fatto saggiamente con Iron-Fist?) l’enorme carisma di Jon Bernthal tappa molti dei buchi presenti (aprendone altri con le sue armi) e ci lascia un senso di “avrebbe potuto essere ma non è” piuttosto fastidioso, a riprova di un lavoro che tocca picchi molto alti e molto bassi.

Come dire…INCOSTANTE.

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Paul Cameron

Classe 1980. Grafico, cosplayer, collezionista. Una passione infinita per il cinema che mi ha visto impegnato sia come sceneggiatore, regista, attore e infine come recensore. Non cerco il consenso, solo la tua visione al mio punto di vista! Il mio sito personale: http://leopinionidelcameron.jimdo.com