Spiderman, c’è più di quanto sembri.

Sono stato contento di uscire dalla sala ed aver provato un senso di piacevole divertimento. Questo “Spider-Man: Far from Home” è davvero quello che ci voleva per chiudere la complicata “Fase Tre” dell’Universo Cinematografico Marvel. Una necessaria boccata d’aria fresca dopo gli eventi epocali di “Endgame” e sia chiaro, sto parlando sia del mondo dei film che del mondo reale. Questo Spider-Man non è un capolavoro, ha dei difetti più o meno gravi, ma ha il grande merito di essere ONESTO, di mantenere esattamente quello che promette questo tipo di film scanzonati, senza quella sottile presa per il culo retroattiva verso il pubblico che ho avvertito negli ultimi film Marvel, in cui ogni cazz…”elemento discutibile” propinato veniva “giustificato” e “dimenticato” da risoluzioni abbaglianti e paraculo per il grande pubblico. Troppo duro? Forse, ma guarda caso le parti meno riuscite del film sono proprio quelle legate ad Endgame, con il famoso “blip” che, per quanto lieto fine, dovrebbe aver avuto un risvolto agrodolce per l’umanità, per la psiche delle persone e per il riavvio della vita in termini di normalità. Invece si spara due cazzate in un tg per ragazzi e via, come se niente fosse. Si era già capito che non vogliono impegnarsi a dare spiegazioni e che si cerca la soluzione più semplice anche quando non si dovrebbe ma forse a volte si esagera e si sminuisce così tutti i tentativi di ripresa da un dramma mondiale, protagonista compreso. La figura stessa di Happy è inserita nel film solo per dare un collegamento ancora maggiore con Tony Stark, ma questo Peter non ne ha bisogno in quanto i suoi problemi personali già lo evidenziano in maniera soddisfacente.

Il film di Watts (una regia modesta ma funzionale) carbura veramente quando si lascia alle spalle il fardello degli eventi passati e si concentra sul suo essere capitolo stand-alone, con un Holland sempre bravissimo a rappresentare le molte sfaccettature del personaggio, a riprova del fatto che il suo Peter cattura l’attenzione quanto il suo Spider-Man, forse anche di più. Interessante il fatto che anche anche lui sia vittima della globalizzazione moderna, che non lo vuole più solo come vigilante di quartiere ma come eroe per il mondo.

Accanto a lui una incognita totale per come ci è stato presentato nei vari trailer: Mysterio.

Non vi spoilero nulla ma Gyllenhaal è bravo, niente da dire. Forse meno carismatico e ispirato di Keaton, ma la sua faccia da bravo ragazzo è perfetta per il personaggio e la sua chimica con Holland è notevole (vedasi la scena del bar).

Mysterio/Gyllenhaal è la parte più interessante del film e riesce nel difficile compito di portare alla luce una specie di saturazione della formula Marvel, utilizzando un meta-cinema davvero ben scritto, atto a portare alla luce i difetti del mondo supereroistico attuale…usandoli per rafforzare la trama di una storia di supereroi. Chapeau!

Ci sono molte battute ma niente che scada mai nella scemenza totale (con alcuni picchi di genialità come la storia del finto blip della moglie del prof, un qualcosa su cui continui a ripensare ancora ridendo dopo giorni), manca di epica che però non è nemmeno contemplata visto l’impianto di inganni organizzato. Il ritmo è solido e la sceneggiatura ti riporta davvero a quando eri ragazzino ed eri in gita con i compagni di scuola, in un’atmosfera particolarmente leggera ma indovinata, che non prende mai eccessivo coraggio ed è accompagnata da una colonna sonora che ho apprezzato nei pezzi originali di Giacchino, molto meno per le canzoni scelte che ho trovato davvero troppo sopra le righe.

Finalmente nei combattimenti viene ricordato il fattore umano e nelle scene di lotta c’è sempre il tempo di vedere il resto del gruppo che cerca di sopravvivere alla distruzione dello scontro.

“Spider-Man: Far from Home” è un film che convince se si è ben consci di cosa si sta andando a vedere e che regala alla fine un cliffhanger molto bastardo che apre le porte a territori inesplorati che sarò ben lieto di visitare.

Un ultimo appunto sulla storia, molto meno ingenua di quanto sembri ad una prima visione. Questa pellicola è anche un omaggio a tutti i lavoratori dietro le quinte.

Quelli che non si chiamano Robert Downey Jr, Scarlett Johansson o Tom Holland.

Quelli che vediamo scorrere distrattamente nei titoli di coda e che rendono a noi possibile vedere e tifare i nostri eroi sullo schermo.

Quelli spesso dimenticati.

Quelli tristemente anonimi.

Quelli in ombra nelle foto del set.

Ma anche quelli indispensabili.

Quelli senza cui le star sarebbero solo degli attori in tutine buffe davanti ad uno schermo verde.

Condividi:
Avatar

Paul Cameron

Classe 1980. Grafico, cosplayer, collezionista. Una passione infinita per il cinema che mi ha visto impegnato sia come sceneggiatore, regista, attore e infine come recensore. Non cerco il consenso, solo la tua visione al mio punto di vista! Il mio sito personale: http://leopinionidelcameron.jimdo.com